Incrementi di Architettura

Piano casa & Concorsi - di F. Orofino

PIANO CASA: INCREMENTI DI ARCHITETTURA

Il dibattito di queste settimane sul Piano Casa proposto dal Governo si è concentrato molto  sul problema del “quanto” e molto meno sulla questione del “come”.

Quanto incrementare i volumi dell'edilizia residenziale esistente? Quanto offrire di premio a chi demolisce e ricostruisce edifici privi di valore? Quanto peserà sulla gestione del territorio questo processo di densificazione?

Ma esiste un'altra domanda cruciale per capire quali possano essere gli esiti del Piano: come si ricostruirà, con quale livello qualitativo?
Il problema del come è, per molti aspetti, più importante del problema del quanto.

Sul punto della demolizione e ricostruzione sembra esserci una risposta, ma del tutto parziale. Si ha diritto al premio di cubatura a condizione che siano "utilizzate tecniche costruttive di bioedilizia o di fonti di energia rinnovabile o di risparmio delle risorse idriche o potabili".
Le correzioni al piano introdotte dopo il tragico terremoto in Abruzzo introducono nuovi riferimenti alla sicurezza antisismica quale criterio imprescindibile per la ricostruzione.
Non c'è dubbio che questi siano aspetti decisivi per ottenere qualità in edilizia ma non sono e non possono essere i soli.

Il più importante piano casa che si sia mai realizzato nel nostro paese fu il cosiddetto Piano Fanfani del '49 che si protrasse fino al 1963 producendo 350 mila nuovi alloggi in 5.036 comuni italiani.
Anche allora tra le motivazioni del piano c'era la crisi economica e la forte disoccupazione del dopoguerra, tanto che il programma prese il nome di "provvedimento per incrementare l’occupazione operaia".
Ma i protagonisti di quel piano casa si posero con forza il problema del come.
Arnaldo Foschini, chiamato a dirigere il Comitato di Gestione del piano, pose infatti subito un problema: “la vastità del programma edilizio di questo piano richiede un particolare senso di responsabilità. Si tratta (…) di dare all'abitazione un aspetto lieto ed accogliente, oltre ad una perfetta funzionalità; si tratta infine di contribuire con i complessi edilizi che verranno creati, a raggiungere quell’armonia architettonico-urbanistica che è sempre stato vanto del nostro paese nei secoli scorsi, quando si curavano in sommo grado non soltanto i centri monumentali, ma anche i centri più modesti”.
Una delle procedure volute da Foschini per perseguire questi obiettivi fu il concorso di progettazione: a partire dal 1949 verranno banditi una serie di concorsi nella convinzione che proprio la pratica concorsuale fosse il sistema di garanzia per selezionare progetti di qualità.
Ci troviamo oggi di fronte ad un ipotetico nuovo programma edilizio vasto, seppur con caratteristiche diverse, che richiede un eguale senso di responsabilità. Lo richiede ancor più dopo quanto è accaduto con i disastrosi crolli del terremoto dell'Aquila e nella prospettiva di ricostruzione post-terremoto.
Non dovremmo preoccuparci di come saranno ricostruiti ed ampliati gli edifici nella nostra città anche sotto il profilo dell'"armonia architettonico-urbanistica", della capacità di leggere il contesto in cui si opera, dell'innovazione tecnologica, della flessibilità degli alloggi e, non ultimo, della capacità delle scelte linguistiche di esprimere valori della contemporaneità ? O ci accontentiamo di produrre edifici ben isolati termicamente e con qualche pannello solare?
Da questo ragionamento nasce una proposta concreta per il Governo e, soprattutto, per le Regioni: offrire un'ulteriore premio di cubatura del 5, 10% a tutti quei soggetti privati che sceglieranno il progetto di demolizione e ricostruzione da realizzare attraverso il concorso di progettazione. Ciò nella convinzione che il confronto tra proposte alternative sia la migliore procedura oggi possibile per selezionare opere di qualità.
Naturalmente occorre stabilire regole certe e rigorose per le pratiche concorsuali: elaborare un Bando Tipo da allegare al Decreto o alle Leggi Regionali, finalmente liberi dagli assurdi vincoli in cui sono oggi costretti i concorsi di progettazione delle opere pubbliche; redigere una manualistica di base per gli interventi (sul modello di quella che Adalberto Libera preparò, in qualità di responsabile dell'ufficio architettura, per la gestione del piano Fanfani); rendere le procedure rapide, trasparenti ed economiche, non prevedendo alcun premio in denaro né per il primo né per il secondo o terzo classificato ma solo la certezza che chi vince riceva l'incarico per proseguire il progetto. Istituire un albo dei giurati evitando pratiche clientelari e scambi reciproci di favori. Abolire l'ipocrita pratica dell'anonimato rendendo possibili confronti aperti tra giuria e concorrenti. Istituire una task force regionale per la gestione di questi concorsi che organizzi e certifichi la qualità del processo e così via.

Il concorso può anche diventare, in questi piano casa, il criterio con cui decidere di assegnare premi di cubatura consistenti anche a chi realizza nuove costruzioni senza alcuna precedente demolizione mentre deve essere considerato obbligatorio per la scelta dei progetti di edilizia residenziale pubblica che il piano casa ha già finanziato.

Credo che in tal modo si avrebbe qualche opportunità in più per non sprecare l'occasione che Piano Casa può avere di innestare processi di riqualificazione del territorio, delle città, delle periferie. Un'opportunità per non trasformare il tutto in mere operazioni di speculazione immobiliare.
La mia proposta, insomma, può essere un modo per favorire in Italia un possibile incremento di architettura.

 

di Francesco Orofino, architetto
del 27.04.09

 

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Commenti

27/04/2009 16.40: Pico de Paperis
Veramente mi pare proprio assurdo : il concorso per i privati ... e chi li giudica ??? Ovvero come potrebbe il primo arrivato dare garanzia di qualità ??? boh?? e su che entità ? la villetta ??? Mi pare poi che una riqualificazione sia possibile solo con vasti interventi di mano pubblica ed eventualmente privata (vedi modello Francese..) che abbiano però il coraggio di DEMOLIRE e RICOSTRUIRE e quelli si guidati da concorsi (puliti). Cerchiamo di essere almeno noi più ........ "costruttivi" con le proposte. Non perdiamo un'occasione d'oro ...salut.
claudio flabiano

27/04/2009 17.36: titolo
appoggio in pieno la tua proposta caro collega Francesco Orofino e quale portavoce della Sezione Roma di Bioarchitettura, sicura di avere anche l'appoggio di tutto l'INBAR Nazionale, propongo di fare una raccolta di firme di tutti i colleghi sensibili alla tua proposta e presentarla al consiglio dei Ministri, a dimostrazione di quanto sia sentito il problema da te posto, sperando che possa portare a dei risultati soddifacenti.
Rossella Sinisi

28/04/2009 20.18: otemporaomores
....La scelta dei progettisti (società di progettazione o uffici tecnici di imprese) che progetteranno i villaggi temporanei, potrà essere fatta sulla base di criteri di carattere fiduciario....dal sito www.edilportale.com..... al riguardo del piano c.a.s.e. in occasione del terremoto.......idee per una nuova urbanistica ed una nuova architettura........ed un nuovo modo di scegliere progettisti...ovviamente in nome dell'emergenza...ma si noti che parliamo di ricoveri temporanei che si tramutano in abitazioni permanenti per giovani e studenti....speriamo sia solo una brutta rima e non la trovata per scalzare definitivamente la progettazione dalle opere pubbliche oltre che da quelle private....... altro che concorsi!!!
stefano michelato

29/04/2009 18.55: Formuliamo un nuovo Piano Ina-Casa !
Concordo in parte con il collega Orofino, e lancio un'appello a tutti i colleghi ed ai ns. rappresentati del Consiglio Nazionale, affinchè il Piano Casa diventi un'occasione di rinascita culturale, etica estetica e funzionale delle ns. città, prendendo spunto dal piano "Ina Casa" (detto anche Fanfani), nato nel 1949 aveva lo scopo di realizzare in sette anni 200.000 alloggi , si protrasse fino a realizzarne 350.000. Fu una grande occasione di rilancio economico e di dibattito culturale, costituì un'ossatura urbanistica in grado di dare dignità alle periferie abbandonate e ancora piene di baracche, i concorsi furono gestiti con grande lungimiranza, avevano per oggetto sia la soluzione di problemi architettonici (incentrati sulle tipolie edilizie) che tecnici (sui materiali, sui costi, sugli impianti), furono acquisite una vasta gamme di tipologie capaci di essere impiegate in molteplici realtà della situazione italiana, proprio sulla falsariga del "fascicolo" che fu redatto per i progettisti, con lo scopo di mettere a punto proposte flessibili più aderenti alla domanda sociale italiana, si potrebbe creare un layot con delle linee guida che permettano ai vari gruppi di fare proposte attinenti ad una "ricostruzione" effettivamente biocompatibile. Qualcosa del genere, prendendo spunto da quanto in questi giorni leggo su queste pagine potrebbe essere applicata su due livelli concorsuali: ovvero da una parte quello che potrebbe essere il Piano casa (pubblico), che inserito in nuovi contesti, dia alloggi e crei assetti urbanistici del territorio, dall'altro sfruttando il "Premio cubatura" potrebbe favorire la formazione di consorzi di proprietari che accettando la demolizione e la ricostruzione secondo questi standard e con procedure concorsuali, possono ricreare su basi nuove un tessuto urbano attualmente incoerente e spesso fatiscente : quello delle periferie ex abusive sorte tra gli anni 70 e 90 a saturazione del territorio tra la città consolidata e i grandi insediamenti 167 degli anni 70', (molti dei quali, finanze permettendo sarebbero da demolire)! Applicare a questo delle giuste procedure concorsuali farebbe bene all´ambiente, al paese e potrebbe effettivamente costituire una grande occasione di rilancio dell'edilizia e della vivibilità delle città, se riuscissimo a creare una proposta in questo senso, sarebbe un grosso passo avanti per il paese e per il ns. ruolo oramai a dir poco ..svilito!
Antonio Glielmi

vedi anche:

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data pubblicazione: lunedì 27 aprile 2009
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