Piano casa, «stretta» anti-sismica (?)
Dl semplificazione & sicurezza - agg. rassegna stampa
[16/05 aprile 2009]
I provvedimenti per l'edilizia. Piano casa, «stretta» anti-sismica. Prevalgono i divieti, ma Bertolaso ripropone gli incentivi.
ROMA - Linea dura del Governo sulle abitazioni a prova di sisma. Nel nuovo testo del decreto legge del "piano casa" (diramato ieri mattina da Palazzo Chigi [15 aprile, ndr]) non sono ancora entrati gli incentivi per gli interventi di adeguamento antisismico promessi da Silvio Berlusconi e rilanciati ieri con forza nella riunione di pre-consiglio dei ministri dal sottosegretario alla Protezione civile, Guido Bertolaso. Ma è stato già inserito un nuovo articolo che di fatto blocca ampliamenti, ricostruzioni e premi di cubatura «ove il progettista non abbia documentalmente provato il rispetto della vigente normativa antisismica». In altre parole, per accedere agli interventi del piano casa - e più in generale per intervenire in qualunque modo su un edificio esistente - occorrerà adeguare preventivamente l'abitazione alle nuove e più severe regole antisismiche che entreranno in vigore il 30 giugno 2009, e non più il 30 giugno 2010.
Il decreto legge subisce un nuovo rinvio e l'approvazione al Consiglio dei ministri slitta ancora. Andrà all'esame del Governo fra dieci giorni. Per varie ragioni: perchè è necessario un passaggio alla Conferenza Stato-Regioni; perchè Berlusconi vuole approvare il piano casa in concomitanza con il decreto legge sul terremoto abruzzese; infine perchè è chiaro che una linea unitaria, dentro il Governo, di come coniugare il piano casa e gli interventi antisismici non c'è ancora.
Finora si è scelta la linea restrittiva dei divieti. Per come è scritto in questo momento, il decreto legge, partito come provvedimento per il rilancio dell'edilizia, è destinato a rallentare ulteriormente l'attività del settore delle costruzioni. I tecnici e gli esperti concordano sul fatto che il testo generalizza l'intervento di «adeguamento sismico» in luogo del più leggero «miglioramento sismico». Con la possibilità di rallentare ulteriormente e paralizzare anche l'attività edilizia più leggera, soprattutto nelle zone sismiche. La responsabilità viene inoltra attribuita tutta al progettista che dovrà valutare la messa a norma dell'intero edificio. Detto in altri termini, le nuove norme tecniche si applicheranno subito in modo rigido, riducendo la gamma di possibilità di intervento che le stesse disposizioni offrono.
Ma questa via non piace a una parte consistente del Governo. La Protezione civile ha ribadito ieri la necessità di un intervento attivo per adeguare gli edifici esistenti e per ricostruire quelli in condizioni irrecuperabili. Il riferimento va anzitutto all'Abruzzo, ma non soltanto. L'orizzonte è nazionale. I divieti a costruire in condizioni non sicure sono importanti, ma non bastano. Occorre migliorare, adeguare il patrimonio esistente. E per farlo c'è bisogno di incentivi fiscali e contributi pubblici. Il dipartimento sta studiando nuove forme di incentivo, dall'estensione dello sgravio Irpef del 55% già applicato agli interventi di risparmio energetico a un nuovo incentivo ad hoc, con uno gravio del 50 per cento.
Come ha detto nei giorni scorsi, anche Berlusconi è favorevole a questa politica di incentivazione che ridarebbe al "piano casa" un carattere espansivo dell'attività edilizia, pur rispettando tutti i parametri di sicurezza. Le obiezioni vengono, semmai, dal ministero dell'Economia: gli incentivi, infatti, costano. E già sul 55% per il risparmio energetico, via Venti settembre aveva provato con la scorsa Finanziaria a frenarne l'impatto sui conti pubblici. La linea più prudente prevede che gli incentivi siano dati solo alla ricostruzione delle zone colpite dal sisma.
Nel decreto legge è stato anche aggiunto un articolo che rilancia il fondo per l'accesso al credito per l'acquisto della prima casa da parte di giovani coppie o da genitori single con figli minori. La competenza resta al ministro per la Gioventù, Giorgia Meloni. La priorità sarà data ai nuclei familiari «i cui componenti non risultano occupati con rapporto di lavoro a tempo indeterminato».
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- IL DECRETO SLITTA - Il testo finale passerà l'esame tra dieci giorni: rilanciato il fondo per facilitare l'acquisto delle abitazioni a giovani coppie
di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 16.04.09
L'Abruzzo entra nel piano-casa. Con il decreto legge il governo anticipa di un anno l'applicazione di una legge del 2004. I nuovi lavori dovranno rispettare le norme antisismiche.
L'Abruzzo entra nel piano casa. Una delle modifiche al testo del decreto legge intitolato «Interventi urgenti in materia di edilizia, urbanistica e opere pubbliche» esaminato ieri dal preconsiglio dei ministri, è stata infatti quella di prevedere espressamente il rispetto delle normative antisismiche nella realizzazione degli interventi «anti-crisi» che gli italiani potranno dare nei loro appartamenti.
Una norma, quella contenuta nel nuovo articolo 2-bis della bozza di dl (intitolato «misure urgenti in materia antisismica»), che il governo ha voluto introdurre proprio sull'onda dell'emozione suscitata dal terremoto de L'Aquila, e che non fa altro che anticipare una legge dello Stato che esiste già da 5 anni e che lo scorso anno, in fase di conversione del cosidetto decreto Milleproroghe, era stata fatta slittare dal parlamento al 30 giugno 2010.
Bene, il decreto, che ora passerà all'esame dalla Conferenza unificata, prevede che le norme antisismiche contenute nella legge 186 del 2004, verranno applicate a partire dal 30 giugno 2009, cioè un anno prima di quanto previsto pochi mesi fa.
Il piano casa, che sarà probabilmente presentato dal premier Silvio Berlusconi al consiglio dei ministri convocato a L'Aquila il prossimo 24 aprile, prevede che, per effettuare lavori di ampliamento, demolizione e ricostruzione di immobili, sará obbligatorio rispettare sin da subito le normative antisismiche contenute nella legge di 5 anni fa, ma anche le norme di sicurezza e quelle igienico-sanitarie, sul «ridimensionamento dei vani e sui rapporti aeroilluminanti». A far fede sulla bontà dei lavori, il decreto legge prevede l'introduzione dell'obbligo, da parte dei progettisti incaricati, di documentare il rispetto delle norme anti-terremoto.
Il piano casa, per il resto, prevede un pacchetto di misure di urgenza che dovrebbero consentire, attraverso la ripresa dei lavori edili, anche una ripresa dell'economia. La bozza di decreto, all'articolo 1, prevede che possano essere avviati, senza la necessità di richiedere titoli abilitativi, gli interventi di manutenzione «ordinaria e straordinaria, ivi comprese le opere da realizzare all'interno delle singole unità immobiliari concernenti l'eliminazione, lo spostamento e la realizzazione di aperture e pareti divisorie interne che non costituiscono elementi strutturali, e sempre che non riguardino le pareti strutturali dell'edificio». Non potranno essere realizzati, e non potrá essere concesso alcun premio di cubatura, quei lavori «ove il progettista non abbia documentalmente provato il rispetto della vigente normativa», sia quella antisismica. I lavori, comunque, non dovranno comportare l'aumento del numero delle unità immobiliari e non dovranno implicare l'aumento degli standard urbanistici.
di Roberto Miliacca
da Italia Oggi del 16.04.09
Il piano casa anticipa l'antisisma. Il preconsiglio dei ministri ha esaminato il decreto legge con le norme tecniche sulle costruzioni. Si parte dal 30 giugno. Interventi con prova documentale.
Le norme tecniche sulle costruzioni entreranno in vigore il prossimo 30 giugno e non più a giugno del 2010; vietato ogni intervento in zona sismica su parti strutturali degli edifici se il progettista non ha documentalmente provato il rispetto della normativa antisismica; istituito un fondo per la casa destinato alle giovani coppie ai genitori soli o con figli che non abbiano un contratto a tempo determinato; salta la norma sugli interventi esterni con il limite del 20%. Sono queste alcune delle novità previste nella nuova versione del decreto legge sul cosiddetto piano casa (sul quale, ha detto il presidente della conferenza delle regioni Vasco Errani, le regioni attendono di confrontarsi) esaminato ieri preconsiglio dei ministri e che reca una maggiore attenzione al rispetto delle prescrizioni urbanistiche dei comuni.
Il testo conferma l'autocertificazione per realizzare interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria (che non riguardino elementi strutturali o aumenti delle unità immobiliari), per eliminare le barriere architettoniche, per l'installazione di pannelli solari, fotovoltaici e termici; vengono confermati come non soggetti a Dia anche gli interventi di mutamento di destinazione d'uso, che le regioni non volevano fossero previsti e che nella versione attuale sono ammessi a condizione che si muovano nel rispetto delle prescrizioni urbanistiche comunali e, questa è la novità, siano conformi agli strumenti urbanistici. Viene in sostanza confermato l'elenco delle attività già previste nelle precedenti versioni del decreto legge (che ha comunque tenuto conto delle richieste di modifica giunte dalle regioni), con una diversa articolazione fra manutenzione straordinaria e ordinaria e con l'aggiunta degli interventi su impianti idraulici agrari, in precedenza non previsti. Non risulta più prevista nel decreto legge la norma che consentiva l'esecuzione di opere interrate pertinenziali alla residenza con il limite del 20%.
Il testo del decreto legge, per realizzare gli interventi di «edilizia libera», stabilisce che prima della loro esecuzione l'interessato dovrà dare una «informativa, anche per via telematica» al comune allegando le eventuali autorizzazioni obbligatorie per legge. Non occorre il via libera anche per «interventi volti all'eliminazione di barriere architettoniche che non comportino la realizzazione di rampe o di ascensori esterni, ovvero di manufatti che alterino la sagoma dell'edificio; per le opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo che abbiano carattere geognostico o siano eseguite in aree esterne al centro edificato; per i movimenti di terra strettamente pertinenti all'esercizio dell'attività agricola e le pratiche agro-silvo-pastorali; le opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee e ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità, comunque entro un termine non superiore a 90 giorni; per i mutamenti di destinazione d'uso attuati senza esecuzione di opere edilizie, purché non determinino un aumento del carico urbanistico, nel rispetto delle prescrizioni urbanistiche comunali e siano conformi agli strumenti urbanistici; le serre mobili stagionali, sprovviste di strutture in muratura, funzionali allo svolgimento dell'attività agricola, compresi gli interventi su impianti idraulici agrari; opere di pavimentazione e di finitura di spazi esterni, anche per aree di sosta, che siano contenuti entro l'indice di permeabilità, ove stabilito dallo strumento urbanistico». E ancora sono possibili senza alcun titolo abilitativo interventi su «pannelli solari, fotovoltaici e termici, senza serbatoio di accumulo; elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici». Prima dell'inizio dei lavori, si legge all'articolo 1, «l'interessato dà informativa all'amministrazione comunale con le autorizzazioni eventualmente obbligatorie ai sensi della normativa di settore».
Eliminata per ovvie ragioni la norma contenuta nella versione di prima del 6 aprile che prevedeva una «semplificazione» degli interventi in zone sismiche, il decreto stabilisce che in quelle zone si potranno eseguire interventi soltanto se il progettista avrà documentato il rispetto della normativa (per esempio, un aumento di cubatura). La bozza del decreto legge conferma quindi quanto anticipato mercoledì scorso dal sottosegretario Mantovani in commissione ambiente della camera, facendo entrare in vigore le norme tecniche sulle costruzioni (d.m. 14 settembre 2005 come aggiornato nei due decreti del 2008) il 30 giugno prossimo, anziché il 30 giugno 2010, come prevedeva il decreto legge 185/08 (legge 2/09). Fra due mesi e mezzo saranno quindi in vigore standard costruttivi più avanzati rispetto a quelli attuali e su questi si realizzerà la ricostruzione degli edifici colpiti dal sisma dell'Abruzzo. Dal decreto legge sono uscite le norme sul project financing semplificato per l'edilizia scolastica ma viene introdotto un fondo per l'accesso al credito per l'acquisto della prima casa per le giovani coppie, per i genitori soli con figli o con componenti che non abbiano un contratto di lavoro a tempo indeterminato che sarà attivo dal primo settembre 2008 presso la Presidenza del consiglio dei ministri- Dipartimento della gioventù.
di Andrea Mascolini
da Italia Oggi del 16.04.09
Nel piano casa norme anti-sisma e incentivi fiscali. Piano casa, ipotesi sgravio Irpef. Detrazione al 55% per interventi anti-sismici - Premio cubatura del 35% per chi ricostruisce.
Premio di cubatura del 35% a chi ricostruirà nel rispetto delle norme antisismiche. È l'incentivo già entrato nel decreto sul piano casa, all'esame del prossimo Consiglio dei ministri. Allo studio una misura ancora più incisiva: l'estensione dello sgravio Irpef del 55% a chi mette in sicurezza la casa. La chiedono Governatori di centro-sinistra e molti nella maggioranza. (...)
ROMA - Il premio di cubatura del 35% sarà concesso non solo a chi installerà impianti per il risparmio energetico, ma anche a chi, dopo la demolizione del proprio edificio, ricostruirà nel pieno rispetto delle normative antisismiche. È questo il primo incentivo generalizzato che nasce dalla tragedia abruzzese ed entra nel decreto legge sul piano casa, all'esame del Consiglio dei ministri di venerdì prossimo.
Non sarà l'unico: il Governo sta studiando altre possibili forme di agevolazione per chi intenda mettere in sicurezza la propria abitazione utilizzando le nuove regole tecniche, più severe delle precedenti. A finanziare parzialmente interventi di incatenamento, riempimento o tirantaggio, potrebbe essere un'estensione dello sgravio Irpef del 55%, anche questo concesso al momento solo per chi mette in pratica interventi di risparmio energetico. L'ipotesi di estensione generalizzata sul territorio nazionale di questo beneficio - piuttosto costosa per le casse dello Stato - deve passare, però, al vaglio del ministero dell'Economia. Certamente cresce nel mondo politico la pressione perché una misura forte venga inserita in favore degli adeguamenti antisimici: arriva dai Governatori di centro-sinistra ma anche da pezzi consistenti della maggioranza parlamentare.
«I provvedimenti sulla ricostruzione dell'Abruzzo e sul piano casa dovranno integrarsi fra loro - ha detto ieri Antonio D'Alì, presidente della commissione Ambiente della Camera - e nell'azione legislativa del Governo e del Parlamento occorre trovare la strada per una grande stagione di riforma strutturale della complessa normativa in materia di edilizia e urbanistica». D'altra parte è stato per primo il premier Silvio Berlusconi ad aprire la strada agli incentivi per la sicurezza, nella conferenza stampa di giovedì.
Quel che è ormai certo è che il decreto legge del piano casa - rinviato già due volte - sbloccherà finalmente le norme tecniche antisismiche approvate nel 2005 e mai entrate in vigore per i continui rinvii legislativi.
Il Governo è deciso ad azzerare il periodo transitorio in cui valgono ancora le vecchie norme: entrerà immediatamente in vigore il decreto ministeriale del 14 gennaio 2008, che allinea l'Italia alla filosofia europea degli Eurocodici. Si tratta di un sistema di regole di progettazione vincolante, basato su indici di sicurezza più rigidi di quelli attuali, ma con un'impostazione «prestazionale». In pratica sarà il progettista a scegliere le tecnologie più adatte per raggiungere gli standard di sicurezza fissati dagli eurocodici. La cosa più rilevante è, però, che le norme tecniche non si applicheranno solo ai progetti di nuovi edifici, come accade oggi, ma diventerà più stringente l'obbligo di adeguamento anche per gli immobili esistenti.
In pratica, ogni volta che si interverrà su un edificio, con una ristrutturazione, un consolidamento o un ampliamento (per esempio, una sopraelevazione), scatterà l'obbligo di adeguare l'immobile ai nuovi limiti di sicurezza.
Problema diverso per gli edifici pubblici. Nel decreto legge potrebbe trovare posto un piano speciale per l'adeguamento di edifici particolarmente sensibili sul piano della sicurezza, a partire da scuole e ospedali.
Per le scuole, il ministro della Funzione pubblica, Mariastella Gelmini, ha già reperito dal «fondo infrastrutture» un miliardo per avviare un piano di adeguamento edilizio. Probabile che a qualcosa del genere si pensi anche per gli ospedali, coinvolgendo le Regioni.
Resistono per ora, ma passano certamente in secondo piano dopo la tragedia abruzzese, le norme sulla deregulation delle licenze edilizie che costituivano uno dei capitoli forti dell'iniziale proposta del piano casa. Resta anche la semplificazione delle procedure per le valutazioni ambientali e della conferenza di servizi per opere private e pubbliche. Stralciate, invece, verso il disegno di legge, le norme di riforma del codice Urbani sui beni culturali.
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- NORME IN VIGORE - Il Governo renderà subito operative le prescrizioni progettuali anti-terremoto anche per chi interviene sugli edifici esistenti
LE NOVITA' DEL PIANO CASA
- SUBITO EDIFICI SICURI. Dopo oltre tre anni di rinvii, dal 2005, entreranno in vigore immediatamente le norme tecniche anti-sismiche per progettare gli edifici nuovi e consolidare quelli esistenti
- GLI INCENTIVI. È stato Silvio Berlusconi, nella conferenza stampa di giovedì scorso, a rivelare che il Governo ora ha intenzione di studiare incentivi per chi mette a norma gli edifici già esistenti.
- GLI AMPLIAMENTI. Ammessi ampliamenti del 20% per le abitazioni uni-bifamiliari o comunque di volume complessivo inferiore a mille metri cubi. Esclusi centri storici, edifici abusivi e aree vincolate.
- DEMOLIZIONE-RICOSTRUZIONE. Per chi abbatte un edificio e lo ricostruisce sullo stesso terreno ci sarà la possibilità di ampliare i volumi del 35 per cento. L'incentivo di cubatura sarà inserito nelle leggi regionali.
- LE LEGGI REGIONALI. Gli ampliamenti e i premi di cubatura per la demolizione e ricostruzione saranno previsti dalle leggi regionali che devono essere emanate entro il 30 giugno prossimo.
- IL DECRETO LEGGE. Prevista per venerdì prossimo l'approvazione del Consiglio dei ministri del provvedimento che amplierà la deregulation a manutenzioni straordinarie e cambi di destinazione d'uso.
- LE SEMPLIFICAZIONI. Stralciate le autorizzazioni paesaggistiche e antisismiche, restano procedure veloci per le valutazioni ambientali e per le conferenze di servizi per interventi pubblici e privati.
- BENI CULTURALI. Su indicazione del sottosegretario Letta, sono state stralciate dal decreto e rinviate a un disegno di legge tutte le misure di semplificazione relative al codice Urbani.
- TESTO UNICO SULL'EDILIZIA. Il disegno di legge, che pure andrà al Consiglio dei ministri di venerdì prossimo, conterrà la delega al Governo per una riforma organica del testo unico approvato con Dpr 380/2001.
di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 12.04.09
Umbria. La presidente Maria Rita Lorenzetti: «Accordo vecchio se non introduciamo incentivio per tutti»
ROMA - «Con il Governo abbiamo fatto un buon accordo sul piano casa che ora va sicuramente attuato. Ma per ridare attualità a quel pacchetto di provvedimenti, dopo la tragedia dell'Abruzzo, dobbiamo inserire nel decreto legge una seria politica nazionale di riqualificazione del patrimonio esistente, fatta di regole per la progettazione antisismica degli edifici e di incentivi fiscali per sostenere gli interventi di adeguamento. Gli sgravi Irpef che oggi valgono per interventi come il risparmio energetico vanno estesi anche a questa attività».
Maria Rita Lorenzetti, presidente della Regione Umbria e capofila delle Regioni per le politiche abitative, vicinissima al presidente diessino dei Governatori, Vasco Errani, conferma le intese raggiunte con il Governo, ma chiede ora di integrarle con «una politica di riqualificazione e di manutenzione del patrimonio edilizio esistente e delle nostre città».
Ha in mente il terremoto in Umbria del settembre 1997 quando dice che «bisogna sempre imparare dalle emergenze precedenti»: allora si optò «con una legge nazionale» per una ricostruzione centrata sul concetto di «miglioramento sismico» per l'intero patrimonio delle zone sismiche (non solo quello lesionato) e funzionò bene lo sgravio Irpef del 36% per quei lavori.
Oggi - dice Lorenzetti - bisogna andare oltre: ci vuole un forte incentivo che valga certamente «per la ricostruzione in Abruzzo», ma diventi anche «uno strumento ordinario per riqualificare l'intero patrimonio edilizio nazionale».
I Governatori del centro-sinistra riconfermano così l'impegno, assunto con Silvio Berlusconi nell'intesa del 1° aprile, di varare leggi regionali entro 90 giorni per dare il via ad ampliamenti del 20% per le case uni-bifamiliari esistenti e alle maggiorazioni di cubatura del 35% nei casi demolizione e ricostruzione. E aspettano il decreto legge che deve completare l'intesa con le semplificazioni di competenza statale. Però fanno capire che quell'accordo è già vecchio se non si trasforma subito in un grande progetto nazionale di manutenzione del territorio. «Già avevamo trasformato profondamente l'iniziale proposta del presidente Berlusconi e dei suoi collaboratori di mero ampliamento edilizio in un disegno organico di riqualificazione urbana. Ora bisogna mettere insieme le forze per dare al Paese l'idea di uno sforzo adeguato, anche in termini di risorse».
Lorenzetti ha una propria ricetta. «Servono - dice - servono quattro cose se vogliamo davvero rendere meno probabili certe tragedie: attrezzare la pubblica amministrazione a effettuare controlli effettivi e non sulla carta; dare maggiore formazione ai progettisti di ogni livello; fare una seria operazione di incentivazione con gli sgravi fiscali; infine stanziare risorse pubbliche adeguate per riqualificare i palazzi pubblici strategici, a partire da scuole e ospedali».
Dove trovare le risorse? «Può anche andar bene - dice il presidente umbro - l'idea di Berlusconi di reperire risorse dai fondi per le infrastrutture, ma non vedo perché debba fare eccezione il Ponte sullo Stretto. Se partiamo così, non andremo da nessuna parte e ognuno penserà che la sua opera valga più delle altre. Salverei, come criterio, solo i grandi assi di collegamento all'Europa, come la Torino-Lione e per il resto darei priorità a questo grande progetto di manutenzione del territorio». Che avrebbe anche il vantaggio di «centrare davvero l'obiettivo del Governo di rilanciare il settore delle piccole e medie imprese edilizie».
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LA RICHIESTA - «Occorre una seria politica nazionale di riqualificazione del patrimonio. regole per la progettazione e benefici per chi si adegua»
di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 12.04.09
Costruzioni, ko la proroga. L'impegno del sottosegretario Mantovani in commissione alla camera. Norme tecniche, rinvio stop. Progetti da rivedere.
Nel prossimo decreto legge sul piano casa sarà abrogata la norma che proroga l'entrata in vigore delle norme tecniche sulle costruzioni, ma la Camera chiede che siano revisionati i progetti fatti in questi ultimi tre anni. È quanto emerso dalla seduta della Commissione ambiente e territorio della Camera che mercoledì, alla presenza del sottosegretario per il ministero delle infrastrutture e i trasporti, Mario Mantovani, ha esaminato sue risoluzioni, presentate da Guido Dussin ed Ermete Realacci, sulle nuove norme tecniche sulle costruzioni (dm 14 settembre 2005, poi integrato dal dm 14 gennaio 2008 e dal dm 6 maggio 2008) di cui si chiede l'immediata entrata in vigore. Il sottosegretario, nel dare il suo convinto assenso al testo unificato delle due risoluzioni parlamentari, ha avuto modo innanzitutto di precisare che è «impegno del governo far sì che tutte le misure previste dalle leggi già esistenti e dalle regolamentazioni tecniche emanate appena all'inizio di questo anno possano trovare applicazione nel più breve tempo possibile». Ha quindi annunciato che «il governo intende inserire nel decreto legge che sarà approvato in merito al “piano casa” una disposizione che anticipi l'attuazione delle norme tecniche in questione».
Il riferimento è al testo del decreto legge per il piano casa, oggetto di uno scontro fra governo e Conferenza delle regioni risolto con un accordo raggiunto la scorsa settimana, che in una versione messa a punto prima del sisma del 6 aprile conteneva una norma di semplificazione delle autorizzazioni antisismiche opportunamente eliminata e corretta martedì in senso restrittivo. L'annuncio di Mantovani prelude quindi a un nuovo intervento di urgenza che abrogherà la disposizione di proroga al 30 giugno 2010 delle disposizioni tecniche sulle costruzioni contenuta nel decreto milleproroghe 185/2008, convertito nella legge 2/2009. Il sottosegretario è tornato proprio sulla decisione di proroga adottata con il decreto 185 del governo precisando che «il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti aveva espresso parere assolutamente contrario», ma il governo l'aveva «ritenuta, tuttavia, opportuna in quanto, al momento, ancora non era stata resa disponibile la circolare contenente le istruzioni applicative delle citate nuove norme tecniche per le costruzioni». Le ragioni di questo rinvio sono però ormai cadute, sia per ovvi motivi legati dalle tragiche contingenze di questi giorni sia a seguito dell'emanazione della circolare esplicativa del Consiglio superiore dei lavori pubblici (circolare n. 617 del 2 febbraio 2009, pubblicata in G.U. n. 47 del 26 febbraio 2009, s.o. n. 27).
La risoluzione parlamentare, votata con pieno assenso bipartisan da maggioranza e opposizione, chiede anche al governo di valutare se sia il caso, modificando il decreto ministeriale sulle norme tecniche, di prevedere indirizzi e modalità per la verifica, il controllo e l'applicazione di sanzioni in ordine all'osservanza delle norme per le costruzioni nelle fasi esecutive di realizzazione delle opere. Un altro punto segnalato al governo dai parlamentari attiene alla necessità di stabilire che «in sede di collaudo sia verificata e accertata la rispondenza dell'opera alle specifiche tecniche progettuali».
Inoltre la risoluzione ipotizza anche che sia opportuna l'adozione di criteri tecnici che garantiscano nella progettazione di edifici pubblici e privati e delle opere infrastrutturali il rispetto dei più elevati livelli di sicurezza sismica e statica, quali quelli assicurati dalle norme contenute nel decreto ministeriale 14 gennaio 2008. Per raggiungere questo obiettivo i parlamentari chiedono che i progetti predisposti in questo periodo di vacatio delle nuove norme ministeriali «siano integrati da una relazione tecnica che dimostri il raggiungimento di un livello di sicurezza pari a quello ottenibile con le norme tecniche contenute nel decreto ministeriale 14 gennaio 2008»; la relazione dovrebbe essere richiesta dal Consiglio superiore dei lavori pubblici per l'approvazione dei progetti.
di Andrea Mascolini
da Italia Oggi del 11.04.09
Norme tecniche subito in vigore con il decreto edilizia. Immobili a prova di sisma, spuntano gli incentivi.
ROMA - «Il Governo si impegna a studiare incentivi per chi decide di adeguare la propria casa e di metterla in sicurezza con le nuove tecnologie antisismiche». Ad annunciarlo è il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ieri nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri. «Ci impegnamo - ha detto il premier - a valutare per vedere cosa si può fare». Al momento quindi non c'è una strada già individuata, né sono state fatte valutazioni sulla proposta di estendere ad esempio le detrazioni fiscali del 55% anche all'adeguamento anti-sismico ma Berlusconi ha confermato che la «proposta è allo studio».
Sarebbe la prima volta che si sperimenta in Italia un sistema di incentivi per intervenire e consolidare il patrimonio edilizio esistente, che naturalmente rappresenta la fetta maggiore del mercato immobiliare.
L'annuncio di Berlusconi fa seguito alla nuova strategia dell'Esecutivo sulle regole per la progettazione e la costruzione in sicurezza degli immobili. Mercoledì infatti il Governo ha annunciato di voler ritirare la proroga delle norme tecniche per le costruzioni, inserite nel Dm delle Infrastrutture del 2005, rivisto l'anno scorso. Questo per effetto della risoluzione bipartisan a firma di Realacci (Pd) e Dussin (Lega Nord) che chiede al Governo di mettere fine al continuo rinvio delle nuove e più adeguate regole per la progettazione in sicurezza, deciso per l'ultima volta nel decreto milleproroghe di fine anno. «Stiamo pensando di inserire l'entrata in vigore immediata nel decreto legge di semplificazione dell'attività edilizia che stiamo mettendo a punto e che dovrebbe essere pronto per la prossima settimana», spiega il sottosegretario alle Infrastrutture, Mario Mantovani. Mantovani ha anche annunciato un giro di vite sui collaudi delle nuove costruzioni. «La legge sulle norme antisismiche, infatti, risale al 1974 ma - ha ammesso - è stata applicata poco perché nessuno faceva i controlli».
Il Governo quindi intende partire subito, facendo entrare in vigore il decreto del 14 gennaio 2008 che sostanzialmente allinea l'Italia alla filosofia europea (i cosiddetti Eurocodici), basata su indici di sicurezza sicuramente più rigidi di quelli attuali, ma con un'impostazione «prestazionale». In pratica lasciando libero il progettista di scegliere le tecnologie più adatte per raggiungere la sicurezza. Ma le norme tecniche non si applicheranno solo ai nuovi progetti di edifici, senza distinzione tra pubblico e privato. Con loro diventerà più stringente l'obbligo di adeguamento anche per gli immobili esistenti, che rappresentano la maggior parte del patrimonio immobiliare italiano.
In pratica ogni volta che si mette mano a ristrutturazioni, che si fa una sovraelevazione, un cambio di destinazione d'uso del palazzo, scatterà la necessità di adeguare ai nuovi limiti di sicurezza l'immobile. Senza distinzione tra pubblico e privato e senza guardare neanche alla destinazione. La norma quindi vale per tutti: dalle abitazioni, agli uffici, dalle scuole agli ospedali.
Ovviamente per gli edifici strategici si punta su interventi pesanti di vero e proprio adeguamento. Diverse le tecniche ammesse. «Si possono utilizzare diaframmi in calcestruzzo per assorbire le azioni sismiche - spiega Luca Sanpaolesi, professore di Tecnica delle costruzioni e membro della commissione che ha elaborato le norme - oppure si può intervenire sulle fondazioni o anche pensare a interventi di isolamento sismico».
Fin qui le regole di costruzione. Ora però comincia la caccia alle risorse: non solo gli incentivi fiscali per gli interventi di messa in sicurezza dei privati, ma anche i fondi per il patrimonio pubblico. Solo per l'edilizia scolastica sono stati stanziati circa 900 milioni destinati alla messa in sicurezza degli edifici. Per gli altri immobili pubblici, invece, ancora non sono previsti fondi ad hoc.
- BERLUSCONI - «Ci impegniamo a studiare benefici per chi decide di adeguare l'abitazione alle nuove tecnologie anti-terremoto»
LE MISURE
- Nuove costruzioni. Con l'entrata in vigore delle norme tecniche per le costruzioni diventano più rigorosi gli indici di sicurezza da rispettare.
- Edifici esistenti. L'obbligo di messa in sicurezza scatta quando si ristruttura l'immobile, quando si fa un piano in più o si cambia la destinazione d'uso ma anche quando sono evidenti i segni di pericolo.
- Edifici strategici. Standard più severi per la costruzionedi edifici strategici sono già in vigore dal 2003 ma non si applicano ad immobili esistenti non interessati da ristrutturazioni.
- Messa in sicurezza. Due i livelli indicati dalle norme del 2008: l'adeguamento necessario a seguito di profonde ristrutturazioni e il miglioramento anti-sismico che aumenta la sicurezza dell'edificio ma non garantisce la resistenza a tutte le azioni sismiche.
- Materiali. Il decreto, aggiornato nel 2008, modifica la normativa non solo per gli edifici in cemento armato e in muratura ma anche per nuovi materiali, quali il legno e l'acciaio.
di Valeria Uva
da Il Sole 24ore del 10.04.09
Sisma, verifiche sulle case con proroga a fine 2010. Una lettura delle norme di rinvio adottate più recentemente.
Le verifiche tecniche su tutti gli edifici realizzati in zone sismiche dovevano essere effettuate entro il 2008, ma a fine 2007 si esclusero gli edifici realizzati secondo le norme antisismiche vigenti nel 1984 e, per le altre opere, si prorogò l'obbligo di verifica a fine 2010; intanto, da oltre un anno sono vigenti le norme tecniche del 2005 per le nuove opere infrastrutturali e per gli edifici strategici. Sono queste le conclusioni cui si può giungere leggendo le norme di proroga più recenti in materia di norme tecniche sulle costruzioni e sulle verifiche in zona sismica.
Con riguardo a quest'ultimo profilo, la scelta di rinviare i controlli fu operata con il decreto legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito nella legge n. 31 del 28 febbraio 2008. La norma (articolo 20, comma 4) andava a toccare l'operatività di una disposizione (articolo 2, comma 3) della nota ordinanza del presidente del consiglio n.3274 del 20 marzo del 2003, che seguiva la tragedia della scuola di San Giuliano. La norma del 2003 prevedeva l'obbligo, per i proprietari, di procedere alla verifica degli edifici di interesse strategico e delle opere infrastrutturali «la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile», nonché degli edifici e delle opere infrastrutturali «che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un eventuale collasso». I controlli dovevano essere svolti entro cinque anni (marzo 2008) e dovevano «riguardare in via prioritaria edifici ed opere ubicate nelle zone sismiche 1 e 2», zone all'interno delle quali figurano quelle del sisma del 6 aprile.
Poco prima della scadenza del termine, il decreto legge n. 248 operò in due direzioni: da una parte spostò il termine al 31 dicembre 2010, dall'altra parte escluse tutte le costruzioni progettate in base alle norme antisismiche vigenti nel 1984. In altre parole, tutti i controlli che in quelle zone dovevano essere effettuati obbligatoriamente entro marzo del 2008 furono rinviati a fine 2010, escludendo dall'obbligo gli edifici progettati in base alla normativa antisismica vigente nel 1984. Ovviamente ciò non toglie che chiunque, soggetto pubblico o privato, avrebbe potuto procedere ad una verifica entro il 2008, ma il segnale che fu dato a fine 2007, con la proroga triennale, certamente non promosse una tempestiva campagna di verifica. Nello stesso decreto legge n.248 era contenuta anche la proroga di cui molto si parla in questi giorni, dell'entrata in vigore delle nuove norme tecniche sulle costruzioni (dm 14 settembre 2005, poi integrato dal dm 14 gennaio 2008 e dal dm 6 maggio 2008), spostata a fine 2007 e successivamente al 30 giungo 2010 dalla legge n. 2/2009. Va però precisato che nello stesso provvedimento (sempre all'articolo 20, ma al comma 4) si prevedeva che il differimento non operasse per le progettazioni di edifici di interesse strategico e per le opere infrastrutturali rilevanti ai fini sismici che, quindi, da più di un anno devono essere progettate con i nuovi standard. La proroga al 30 giugno del 2010, che con tutta probabilità sarà eliminata dal Governo in questi giorni, non vale quindi da più di un anno per le più importanti infrastrutture.
di Andrea Mascolini
da Italia Oggi del 10.04.09
Piano casa, nuova «riflessione». L'esame del Dl slitta per trovare il sì delle Regioni e inserire le norme antisismiche.
ROMA - Il decreto legge con le semplificazioni statali per il piano casa e il rilancio dell'edilizia slitta ancora di una settimana. Lo ha annunciato ieri, a sorpresa, il ministro per le Regioni, Raffaele Fitto, al termine della riunione della Conferenza con i Governatori. Il Governo ha deciso di accettare la richiesta delle Regioni di prevedere un tempo supplementare di «riflessione».
Il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani ha chiarito, a sua volta, che «siamo al lavoro per costruire il decreto legge in modo condiviso». Regioni e Governo avevano scritto nel protocollo di intesa politica sul piano casa firmato il 1° aprile che il decreto legge sarebbe stato pienamente condiviso. Questa condivisione non c'è ancora, però, soprattutto per le osservazioni regionali sulla deregulation dei titoli edilizi prevista all'articolo 1 (si veda Il Sole-24 Ore di ieri [in calce, ndr]).
Ma è chiaro che a pesare non poco sul nuovo rinvio dell'approvazione del decreto legge, prevista inizialmente per il Consiglio dei ministri di domani, è stata anche la vicenda del terremoto aquilano. Era stato lo stesso presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a confermare - subito dopo la scossa di domenica notte e ancora lunedì - che all'interno del decreto legge sarebbero state inserite nuove norme per garantire un adeguato standard antisismico degli edifici e forse anche degli incentivi per realizzare lavori di consolidamento nelle zone a rischio. Per non parlare della verifica antisismica, che sarebbe stata resa obbligatoria per procedere agli ampliamenti del 20 per cento degli edifici, previsti dall'accordo con le Regioni.
Di tutto questo, però, nel testo passato ieri mattina all'esame dei tecnici ministeriali che siedono in preconsiglio dei ministri non vi era traccia. L'unico segno visibile degli eventi abruzzesi sul nuovo testo del decreto legge era, fino alle bozze di ieri mattina, la cancellazione dal testo delle norme di semplificazione per l'autorizzazione antisismica.
L'introduzione di verifiche a campione ex post al posto delle attuali verifiche preventive su tutti i progetti non deve essere parso in linea con l'attenzione che richiede oggi la sciagura dell'Aquila. Né con le polemiche che sono subito sorte per la mancata entrata in vigore del decreto ministeriale 183/2005, contenente criteri più rigorosi per i progetti ma anche per l'adeguamento dei vecchi edifici.
Si è deciso così di eliminare seccamente dal testo questa parte, come è stato fatto scomparire dal testo pure l'intero articolo di modifica al codice Urbani sui beni culturali. Tutto rinviato, quindi, anche sugli snellimenti delle autorizzazioni paesaggistiche. È stato personalmente il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, a bloccare questa parte del testo. Si è anche ipotizzato, nella riunione di ieri, di inserire in questo decreto legge la previsione di un fondo per l'accesso al credito agevolato di giovani coppie che vogliano acquistare una casa. Ferma opposizione del Tesoro che ha ricordato come la norma sia stata considerata incostituzionale durante l'esame del decreto legge 112/2008. Tutto rinviato a una prossima riunione.
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- LE MISURE - In preconsiglio stralciate le modifiche al codice Urbani sui beni culturali e quelle su autorizzazioni antiterremoto e paesaggistiche
di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 08.04.09
Da Nord a Sud discipline regionali in ordine sparso
MILANO - Tra le Regioni italiane ha prevalso il "fai da te" sulla normativa antisismica. Un po' perché la cornice nazionale è stata investita da una serie di proroghe, un po' perché il governo del territorio è materia concorrente, i governatori si sono mossi in ordine sparso.
Percorrendo l'Italia a partire dal Nord-Est, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino Alto Adige sono particolarmente all'avanguardia in materia di normativa sui terremoti. A dare un colpo di acceleratore, sicuramente, la tragedia del 1976 che ha colpito duramente i tre territori, facendo in modo che anche l'organizzazione relativa alla protezione civile potesse rispondere in modo efficiente in caso di emergenza. Nello specifico, in Friuli-Venezia Giulia tutti i 218 Comuni sono dotati di specifici studi geologici e di strumenti per affrontare il rischio. La Regione, prima in Italia, dal 1998 al 2002, ha messo a punto la "Carta del rischio sismico" di tutto il territorio. Anche il Veneto ha già recepito la normativa nazionale in materia di costruzioni, mentre le Province del Trentino-Alto Adige hanno varato recentemente nuove norme e linee guida sulle opere antisismiche, che prevedono particolari regole per le nuove costruzioni considerate strategiche.
A Nord-Ovest, dove i pericoli sono più contenuti, si è scelto di destinare risorse consistenti direttamente agli enti locali. In Piemonte, per esempio, con un bando da 2,6 milioni si è conclusa l'operazione per la predisposizione dei piani di protezione civile in tutti i Comuni. Per quanto riguarda la Valle d'Aosta le autorizzazioni edilizie richiedono interventi come se i Comuni fossero tutti in fascia di rischio 3. Difficile, se non impossibile, costruire in zone sismiche in Lombardia. Qui tre Comuni su quattro hanno realizzato la "zonazione geologica" del territorio, ossia l'analisi preventiva dei rischi necessaria per dichiarare edificabile un terreno.
Dal punto di vista delle norme nazionali la Lombardia ha recepito le regole di sicurezza per la costruzione degli edifici nella legge di Governo del territorio (n. 12/2005).
La mappa sismica viene finanziata dalla Regione, che ad oggi ha stanziato 7,6 milioni per i diversi studi.
Anche Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Umbria si sono dotate di regole e prescrizioni per realizzare edifici e scuole, ponti e capannoni. L'Umbria, dal canto suo, attua anche un'opera di prevenzione, favorendo con l'aiuto di finanziamenti regionali il rafforzamento degli stabili più a rischio; mentre la legge regionale delle Marche prevede controlli a campione della rispondenza dei progetti e delle costruzioni. La Toscana ha sancito l'impossibilità di iniziare i lavori di costruzione, riparazione e sopraelevazione senza la preventiva autorizzazione scritta della struttura regionale competente. Il Lazio si sta muovendo sul fronte dell'edilizia pubblica per l'adeguamento delle strutture scolastiche e per la messa a norma degli edifici strategici. In particolare, poi, una delibera di Giunta individua le zone sismiche dove è fatto obbligo della progettazione antisismica. Infine, le regioni del Mezzogiorno sono state tra le prime a recepire l'Ordinanza del presidente del Consiglio dei ministri del 2003 sulle aree a rischio sismico. La Campania ha addirittura anticipato il legislatore nazionale forte probabilmente delle conseguenze a seguito del sisma del 1980. Per i tecnici dell'istituto di geofisica e vulcanologia, tuttavia, occorre maggiore rigore nelle perizie e nei controlli.
La Sicilia si è occupata del tema con una delibera di Giunta: qui gli edifici sono soggetti a controlli periodici di stabilità, mentre l'obbligo di osservare il regime antisismico è esteso a tutti i nuovi fabbricati.
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- A MACCHIA DI LEOPARDO - Nord-Est all'avanguardia nell'approvazione di norme, ma il Sud ha recepito per primo l'ordinanza 2003. I tecnici: controlli più severi
LA MAPPA
- Nord-Est. È all'avanguardia in materia di normativa sui terremoti, anche a causa della tragedia del 1976.
- Nord-Ovest. Più contenuti i pericoli, ha prevalso la filosofia di affidare più compiti e risorse direttamente agli enti locali.
- Centro. Anche Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Umbria si sono dotate di regole per edifici, scuole, capannoni.
- Sud. Le regioni sono state tra le prime a recepire l'Ordinanza 2003 sulle aree a rischio.
di Cristina Gamba
da Il Sole 24ore del 08.04.09
Le ristrutturazioni condonate gratis. Nella bozza di decreto legge in pre-consiglio dei ministri mano libera per i cambi di destinazione d'uso. Nel piano casa una cripto-sanatoria dei lavori effettuati in casa.
Potrebbe scattare una sanatoria per gli interventi edilizi effettuati senza Dia fino a oggi. Mano libera anche per i mutamenti di destinazione d'uso, salvo norme regionali più restrittive. E project financing semplificato per l'edilizia scolastica. Confermato, infine, il via libera per gli aumenti del 20% del volume dei fabbricati e delle unità abitative principali, limitatamente alle sole residenze. Sono alcuni dei contenuti dello schema di decreto legge entrato ieri in pre-consiglio dei ministri che, stando a quanto risulta a ItaliaOggi, dovrebbe essere ancora modificato, alla luce dei tragici fatti di queste ultime ore. Peraltro, ieri in serata il ministro degli affari regionali, Raffaele Fitto, annunciava che il governo ha deciso di accettare la richiesta fatta dalle regioni di far slittare il varo del decreto. Anche se sul provvedimento, va detto, era stato raggiunto un accordo con le stesse regioni la scorsa settimana. E proprio le regioni, in base all'accordo siglato, potranno legiferare, entro il prossimo 30 giugno, in maniera anche più restrittiva rispetto a quanto previsto dal decreto legge. L'incipit del decreto fa infatti salve le «più restrittive disposizioni previste dalla disciplina regionale», oltre a imporre il rispetto delle normative di settore e quelle del codice dei beni culturali (dlgs n. 42/2004).
Intanto, comunque, la scelta del legislatore nazionale sembra piuttosto netta: aumentano le attività cosiddette di «edilizia libera» per le quali si attua una profonda deregulation, laddove si elencano (...) tutti gli interventi per i quali non è necessario il «titolo abilitativo». Sarà del tutto libera (e quindi non sarà necessaria la Dia, ma basterà comunicare quanto fatto nei successivi 30 giorni della fine dei lavori) anche l'esecuzione di interventi di manutenzione straordinaria e ordinaria negli appartamenti che consistano nell'eliminazione di pareti o nella realizzazione di pareti divisorie; in questo caso occorrerà che non si tratti di elementi strutturali (per esempio muri portanti) e, soprattutto, che non si determini un aumento del numero delle unità immobiliari o incrementi degli standard urbanistici. In questo caso, il rischio che si operi una sanatoria di quanto fatto fino a oggi e non dichiarato, sembra essere reale.
Si dovrà vedere quali potranno essere le conseguenze per gli enti locali derivanti da questa deregulation (che farà mancare il gettito connesso alle dichiarazioni di inizio attività), anche se va considerato che la dichiarazione sarà comunque necessaria per gli interventi di aumento fino al 20% sulle unità residenziali (per opere interrate su tutti i lati, pertinenti alla residenza, escluso quello di accesso).
Sarà tutto da verificare anche l'impatto di una disposizione del primo articolo del decreto legge in cui si prevede che si possa cambiare destinazione d'uso, a patto che non si eseguano opere edilizie e che dalla destinazione d'uso non derivi un incremento del «carico urbanistico» e che siano rispettate le prescrizioni urbanistiche comunali; dipenderà da queste ultime norme l'effetto del principio generale deregolatorio.
Il decreto legge, in ciò anticipando anche principi generali che potrebbe essere contenuti nella riforma del governo del territorio, consente anche di attuare i piani urbanistici con sistemi perequativi e compensativi anche se, al di là dell'enunciazione, di più non viene disposto dal momento che dovranno essere le leggi regionali a definire la materia. Viene comunque precisato che la perequazione consiste nell'attribuzione di diritti edificatori alla proprietà immobiliari assistite da indici di edificabilità inferiori a quella di riferimento del medesimo ambito territoriale; per compensazione il decreto definisce l'attribuzione di diritti edificatori sulle quali, in base a un accordo tra comune e proprietario, vengono realizzate opere pubbliche o di iniziativa comunale.
Per quel che concerne la disciplina delle conferenze dei servizi, il decreto si muove nel senso di una semplificazione prevedendo, tra l'altro, che, in caso di opera o attività sottoposta ad autorizzazione paesaggistica, il soprintendente si esprima in conferenza di servizi in via definitiva in ordine a tutti i provvedimenti di sua competenza. Per quanto riguarda i beni culturali vengono modificate diverse disposizioni del codice (dlgs 42/2004) stabilendo. Per esempio, che siano da considerare di «lieve entità» gli interventi nelle aree tutelate per legge consistenti nella realizzazione di strutture stagionali collegate all'attività turistica, pannelli solari e fotovoltaici fino a una potenza di 20 KWe e impianti di condizionamento.
Viene prevista anche la semplificazione della disciplina in materia di valutazione ambientale strategica (la cosiddetta Vas), stabilendo che se il piano urbanistico è già passato alla Vas, lo strumento attuativo del piano non deve a sua volta essere sottoposto a Vas se da esso non derivino varianti al piano. In questo caso salta anche la verifica di assoggettabilità che, comunque, negli altri casi, dice il decreto legge, sarà limitata agli aspetti che non siano stati già oggetto di una precedente Vas sul piano.
Un articolo ad hoc viene riservato alla riqualificazione dell'edilizia scolastica, istituendo un ufficio commissariale che, con l'ausilio del Consiglio superiore dei lavori pubblici, dei provveditorati e degli uffici scolastici regionali avrà il compito di attuare quanto previsto dal decreto legge 185/08 (legge 2/09), in primo luogo attraverso la definizione di linee guida per l'avvio delle progettazioni da parte degli enti locali e per la loro validazione. Particolare attenzione viene riservata alla finanza di progetto e, quindi, alle iniziative proposte da soggetti privati che potranno presentare «un via di urgenza» e fino a fine 2009 propri progetti agli enti locali che potranno essere sottoposte all'ufficio commissariale che potrà valicare il progetto definitivo ammettendolo a finanziamento pubblico entro il limite del 30%.
di Luigi Chiarello - Andrea Mascolini
da Italia Oggi del 08.04.09
Sisma, norme da rivedere
Si profila un nuovo Testo unico sull'edilizia, ma le norme antisismiche, secondo lo schema di decreto legge ieri all'esame del pre-consiglio dei ministri, sembrano al momento annacquare il sistema di autorizzazioni all'inizio dei lavori in zone sismiche. E indebolire i controlli.
Andiamo con ordine. Lo schema di ddl ieri all'esame del preconsiglio (secondo quanto risulta a ItaliaOggi, oggetto in queste ore di modifiche sulle norme sismiche) concede all'esecutivo un anno di tempo per l'esercizio della delega, a partire dall'entrata in vigore della legge, che porta, in sostanza, a un nuovo Testo unico per l'edilizia. Nell'esercizio della delega, il governo dovrà operare una diversificazione degli interventi edilizi, semplificare procedure e diversificare le misure sanzionatorie sugli illeciti commessi. L'ampio mandato della delega troverà il momento culminante nell'eliminazione dei «titoli edilizi preventivi» e nella loro sostituzione con certificazioni predisposte da professionisti abilitati.
Nei criteri di delega c'è poi la possibilità di rivedere le norme tecniche per l'edilizia «ai fini della tutela dell'incolumità pubblica». Il che sembra preludere a una nuova rivisitazione delle norme tecniche, più restrittive di quelle oggi in vigore. Si tratta di norme (dm 14 settembre 2005), non ancora vincolanti, in quanto rinviate dal milleproroghe (dl 185/2008, convertito nella legge 2/2009) dal 30 giugno 2009 al 30 giugno 2010. Oggi, però, la necessità è far entrare in vigore al più presto queste norme per rendere più sicure le nuove costruzioni dal punto di vista antisismico. Ed è proprio su questo aspetto che desta perplessità una norma prevista nello schema di dl, che non richiede l'autorizzazione preventiva della regione per iniziare lavori in zone sismiche qualora la regione stessa abbia previsto per le abitazioni «modalità di controllo successivo a campione».
di Luigi Chiarello - Andrea Mascolini
da Italia Oggi del 08.04.09
Immobili. Piano casa, le Regioni frenano. Al preconsiglio si cerca un'intesa per circoscrivere la deregulation. I governi locali non condividono la semplificazione ampia del sistema autorizzativo.
ROMA - Le Regioni frenano sulla deregulation dei titoli edilizi prevista nello schema di decreto legge messo a punto dal Governo venerdì scorso. Le riunioni che si sono tenute ieri (prima fra i tecnici delle Regioni, poi con i tecnici del Governo) hanno evidenziato perplessità dei Governatori sulla lista molto ampia di tipologie di interventi edilizi "liberi", che non hanno più bisogno di permesso di costruire (la vecchia licenza edilizia) né di denuncia di inizio attività (Dia).
Le osservazioni regionali saranno probabilmente recepite già nel preconsiglio dei ministri di stamattina che dovrebbe formulare un testo di compromesso, con la riduzione delle tipologie ammesse alla deregulation. Il nuovo testo dovrà essere comunque pronto per domani, quando si riuniranno nuovamente la Conferenza unificata Stato-Regioni-Autonomie locali e successivamente la Conferenza Stato-Regioni, per dare il via libera previsto esplicitamente per il decreto legge dall'accordo siglato il 1° aprile. Difficile dire fino a che punto il nuovo testo recepirà le indicazioni regionali. Confermato, però, che il Governo intende comunque portare il decreto legge all'approvazione del Consiglio dei ministri di giovedì.
La tragedia abruzzese non arresta quindi l'iter del decreto legge e potrebbe semmai pesare sul testo con l'inserimento della normativa antisismica congelata a partire dal 2005 (si veda l'articolo a pagina 5 [in calce, ndr]). Non è escluso neanche che nel testo finale del decreto legge possano essere introdotte agevolazioni per chi investe in interventi di adeguamento antisismico. In questo senso si è espresso esplicitamente, ieri, il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, in missione con le imprese italiane in Russia.
Bisogna dire, per altro, che in fatto di normativa antisismica, il Governo aveva recepito nel testo del decreto legge la richiesta delle Regioni di semplificare il sistema attuale delle autorizzazioni, passando da una verifica preventiva generalizzata su tutti gli interventi a un sistema di controlli a campione sull'effettiva applicazione della normativa tecnica. Non è chiaro se ora questo snellimento procedurale venga mantenuto.
Le due tipologie edilizie liberalizzate dal Governo che avranno maggiore impatto sulla realtà sono certamente le manutenzioni straordinarie e i cambiamenti di destinazione d'uso per cui c'è una forte aspettativa: anche Assoedilizia aveva espresso nei giorni scorsi la richiesta di una deregulation su questo punto.
Il testo del Governo prevede, per altro, la possibilità di fare il cambio di destinazione d'uso con tre paletti rigidi: non ci devono essere opere edilizie, non ci devono essere sovraccarichi urbanistici, occorre comunque che siano rispettate le prescrizioni urbanistiche.
Un altro punto che si è a lungo discusso ieri nell'incontro fra i tecnici delle Regioni e del Governo è quello delle autorizzazioni paesaggistiche. Le Regioni chiedono di confermare fino al 2011 il regime attualmente in vigore in cui il parere della Sovrintendenza rientra all'interno del più generale iter del via libera della Regione. Il Codice Urbani sui beni culturali prevedeva, invece, una procedura più rigida, con un impegno più forte per le Sovrintendenze: proprio questa procedura dovrebbe entrare in vigore dal 30 giugno. Ed è questo il termine che le Regioni chiedono adesso di congelare.
Nessun problema dovrebbe esserci, invece, per le altre semplificazioni previste dal decreto legge. In particolare piena intesa c'è sulla necessità di evitare duplicazioni con la valutazione ambientale strategica (Vas) "governata" dal ministero dell'Ambiente.
Accordo anche sull'inserimento nel decreto - anche questa è una richiesta regionale - di principi urbanistici innovativi, come la perequazione e la compensazione. Ieri questa parte ha subito alcuni aggiustamenti proposti ancora dai Governatori. Questi strumenti consentono ai Comuni di trasferire cubature e diritti edificatori di privati dalle zone vincolate o "pubbliche" a quelle di espansione: già sono state inserite in alcune leggi regionali d'avanguardia, a partire dalla capostipite della nuova generazione di leggi per il governo del territorio, la legge toscana 5/1995.
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- I POTERI DI TUTELA - Ma sul paesaggio le autonomie spingono perché solo dal 2011 sia affidato un ruolo centrale alle Sovrintendenze
di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 07.04.09
Regole antisisma congelate al 2005. Continuamente rinviata la disciplina varata dopo il crollo della scuola in Molise.
ROMA - Di proroga in proroga, di terremoto in terremoto non sono ancora entrate in vigore. Le norme tecniche per le costruzioni sono nate nel settembre 2005, con il pensiero rivolto al sisma del 2002 in Molise che uccise 27 bambini e mise a nudo la drammatica realtà di un Paese come l'Italia, ad alto rischio sismico, privo di regole di sicurezza per gli edifici. E disattento rispetto al patrimonio esistente.
Dal 2005 a oggi però non è cambiato molto tanto che il Governo sta pensando di correre ai ripari anche attraverso il piano casa. E di vincolare, come ha spiegato Claudio Scajola, ministro per lo sviluppo economico, gli incentivi per l'ampliamento «al rispetto delle norme di costruzione anti-sismica». Proprio quelle norme hanno già avuto tre proroghe (due del governo Prodi, una del governo Berlusconi), ritocchi e fasi transitorie, e ancora oggi non sono obbligatorie. Nonostante siano, come spiega Luca Sanpaolesi, professore emerito di Tecnica delle costruzioni a Pisa, la prima normativa italiana che adotta principi seri in tema di antisismica.
Ricostruiamo allora la storia di questi rinvii. Siamo nel 2002: dopo il crollo della scuola di San Giuliano di Puglia l'allora capo del Governo, Silvio Berlusconi, disse: «Basta». E prese il via il lavoro di riscrittura delle regole, prima con l'ordinanza di Protezione civile (3274/2003) e poi con il decreto delle Infrastrutture datato 14 settembre 2005. Lì ci sono le indicazioni su come disegnare in sicurezza le strutture, in muratura, in cemento armato e in legno. Ma ci sono anche le prescrizioni per mettere in sicurezza gli edifici esistenti. Il decreto entra in vigore il 24 ottobre 2005 e subito finisce nel limbo della fase transitoria. Inizialmente deve durare 18 mesi. Il governo Prodi la prolunga fino a dicembre 2007. Intanto, si scatenano polemiche sul testo. Si decide allora di rimetterei mano e si arriva a un ritocco nel gennaio del 2008. E alla seconda proroga: l'entrata in vigore è spostata al 30 giugno 2009. Ma almeno per gli edifici strategici nuovi (scuole, ospedali, infrastrutture) l'applicazione scatta da marzo 2008. Per intenderci: strutture come l'ospedale civile o la Casa dello studente dell'Aquila oggi dovrebbero essere costruite con le nuove norme. Sul patrimonio esistente, ancora nulla.
E arriviamo intanto all'ultima proroga. Stavolta è il governo Berlusconi a proporla nel decreto di fine 2008. E si rinvia addirittura al 30 giugno 2010. Tra i motivi c'è la mancanza di una circolare esplicativa per i progettisti. La proroga è arrivata a fine febbraio, la circolare (pronta da qualche mese) è andata in Gazzetta una settimana dopo.
Eppure i costi della progettazione in sicurezza non sono esorbitanti. Lo spiega Sanpaolesi: «Le strutture incidono su un edificio nell'ordine del 20 per cento». A sentire i progettisti, poi, dietro al continuo rinvio ci sono «motivi tecnici». Ingegneri e architetti si tirano fuori dall'accusa di essere fra coloro che frenano. «Abbiamo solo preso atto delle difficoltà di applicazione riconosciute dai vari Governi», spiega il presidente dell'Ordine ingegneri, Paolo Stefanelli. E ricorda: «Non c'è ancora un software omologato per i nuovi sistemi di calcolo e non è stata completata la formazione dei progettisti».
Per Massimo Gallione, vicepresidente del Consiglio nazionale architetti, occorre investire sul patrimonio esistente. «In fondo già le attuali norme se rispettate sarebbero sufficienti, ma gli adeguamenti vanno fatti, specie per edifici degli anni '60-70». Ma in alcuni casi più che le ultime norme tecniche basterebbe osservare le più banali nozioni di progettazione anti-sismica. Secondo Maurizio Cerone, ordinario di Analisi dei dissesti all'Università La Sapienza di Roma: «Bastano le immagini televisive dall'Abruzzo per capire che quegli edifici in cemento armato crollati non hanno rispettato principi elementari delle costruzioni».
Gallione ripropone il fascicolo del fabbricato, in modo che i proprietari «abbiano un'idea di cosa debbono fare per la messa in sicurezza dell'edificio». Stefanelli pone l'accento sulla demolizione-ricostruzione: «Con il bonus del 35% di volumetria si può dare una spinta al rinnovo degli edifici esistenti».
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- Proroghe. La piena entrata in vigore del decreto rinviata di anno in anno
- Patrimonio esistente. Nessun obbligo oggi per il consolidamento degli edifici a rischio
I PRECEDENTI
30mila - I terremoti. Sono i terremoti di media e forte intensità (superiori al quarto-quinto grado della scala Mercalli) verificatisi nel nostro Paese negli ultimi 2.500 anni, secondo le statistiche della Protezione civile.
560 - Il confronto. Si tratta dei terremoti di intensità uguale o superiore all'ottavo grado della scala Mercalli (in media uno ogni 4,5 anni). Nel ventesimo secolo sette eventi sismici hanno avuto una magnitudo di 6,5 con effetti classificabili tra il decimo e il nono grado Mercalli.
di Giuseppe Latour - Valeria Uva
da Il Sole 24ore del 07.04.09
INTERVISTA. Paolo Rocchi, Architetto: Il crollo dell'ospedale? Norme disattese. «È inconcepibile che una simile struttura subisca danni cosi gravi: c'è qualcosa che non va».
ROMA - «È assurdo che l'ospedale dell'Aquila abbia subito danni tali da diventare inagibile». Non usa giri di parole Paolo Rocchi, ordinario di Consolidamento degli edifici storici all'Università La Sapienza di Roma e progettista del salvataggio della Basilica di San Francesco d'Assisi danneggiata dal sisma del 1997, per definire quella che anche agli occhi degli osservatori meno esperti è apparsa da subito come una contraddizione tale da suscitare polemiche e dubbi sul reale stato delle costruzioni danneggiate. Un edificio moderno, costruito meno di 15 anni fa e considerato "strategico" per portare soccorso in una delle aree a più alto rischio sismico d'Italia è stato duramente provato dal sisma, dichiarato inagibile e completamente evacuato in serata. «Non conosco direttamente il progetto - dice Rocchi -, ma è certo che un ospedale in cemento armato, anche se costruito 15 o 20 anni fa, non può subire danni così ingenti a seguito di un terremoto come quello che ha colpito ieri l'Abruzzo».
- Si deve ipotizzare allora una carenza progettuale o costruttiva? Ripeto, non conosco direttamente il progetto. Ma certo sono molto stupito che un ospedale costruito in cemento armato in una zona altamente sismica possa subire danni così seri da essere dichiarato inagibile. È assurdo. Sono cose che non dovrebbero più succedere. Anche se questo tipo di norme sono in continua evoluzione, negli anni '90 avevamo già avuto i terremoti del Friuli e dell'Irpinia e regole antisismiche esistevano già. E allora bisogna chiedersi: perché una struttura simile subisce danni così gravi?
- La risposta? La risposta è che non dovrebbe succedere. Dal 2003 in poi strutture come ospedali, prefetture, caserme sono considerati edifici strategici ai fini dell'emergenze post-sisma. Anche se la costruzione è precedente, ma è stata realizzata in cemento armato e, come sembra in questo caso, in presenza di una normativa antisismica, se progettata e realizzata a regola d'arte, "deve" resistere al terremoto.
- Questo tipo di ragionamento vale anche per le costruzioni di tipo più semplice come le abitazioni? Testimoni raccontano di crolli di case realizzate in cemento armato. Siamo alle solite. Dissi le stesse cose dopo il crollo di Vigna Jacobini avvenuto nel 1998 a Roma. Tagliamo la testa al toro. Se un edificio è stato costruito con criteri anti-sismici si può lesionare, ma deve rimanere in piedi anche di fronte a un terremoto iper-distruttivo, come non è stato in questo caso.
- E se invece non è stato costruito secondo gli standard anti-sisimici? A prescindere dai criteri anti-sismici, se progettato e costruito bene, un fabbricato in cemento armato di dimensioni contenute, resiste a un terremoto di medio-alta intensità. Si possono verificare lesioni limitate. Ma di certo non crolli. Invece dopo ogni evento calamitoso ci accorgiamo di edifici costruiti con calcestruzzi di bassa qualità, con armature lisce o non piegate, dunque tali da non garantire alcuna aderenza al cemento, insomma, realizzati senza tener conto delle più elementari regole del buon costruire. © RIPRODUZIONE RISERVATA
di Mauro Salerno
da Il Sole 24ore del 07.04.09
Immobili. Piano casa: i vincoli di altezze e distanze per avviare i lavori. Le regole di Codice e Regioni. Il Codice civile traccia l'identikit delle opere ammesse. Le leggi regionali definiranno il Piano casa ma dovranno tener conto dei limiti «generali». In pole position. Veneto verso il via libera agli ampliamenti di uffici e capannoni. Novità in arrivo. Allo studio l'equiparazione tra manutenzione ordinaria e straordinaria.
Un intreccio di nuove norme regionali e vecchie regole contenute nel Codice civile definirà l'identikit dei lavori di ampliamento ammessi in base al piano casa. Intanto, in attesa che le Regioni intervengano con le proprie leggi, il popolo delle villette fa i conti con le opzioni disponibili. E misura la fattibilità giuridica ed economica degli ampliamenti: le distanze legali, i diritti di veduta e le norme in materia di condominio dovranno comunque essere rispettati, ma le Regioni - oltre a tutelare le aree di pregio - potranno prevedere premi e incentivi. Mentre sul fronte dei costi non bisogna trascurare le spese tecniche e gli oneri di urbanizzazione, che possono far lievitare del 20-30% l'esborso a carico delle famiglie. D'altra parte, tre settimane di annunci e anticipazioni non hanno spento l'attenzione dei proprietari. L'interesse era e resta elevato, come dimostra il sondaggio condotto da Ipr Marketing per il Sole 24 Ore, secondo cui il 60% dei proprietari di abitazioni uni e bifamiliari ha intenzione di ampliare la propria casa.
Di sicuro, per adesso, c'è solo che alcune abitazioni potranno essere ampliate. A stabilire dove, come e quanto, invece, dovranno essere le Regioni, che si sono impegnate a varare le proprie leggi entro 90 giorni dall'intesa siglata il 1° aprile con il Governo. E le differenze territoriali potranno essere anche molto rilevanti. Il disegno di legge già varato dalla giunta del Veneto, ad esempio, prevede la possibilità di ingrandire anche i capannoni e gli uffici (mentre l'intesa Stato-Regioni limita il discorso agli immobili residenziali, anche se il ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto, spera che il modello veneto faccia scuola).
Il Governatore della Sicilia, invece, ha annunciato una particolare attenzione al recupero dei centri storici, nei quali - al contrario - altre Regioni potrebbero limitare o escludere le possibilità di intervento. Nel Lazio, poi, si pone l'accento anche sugli inquilini in difficoltà con l'affitto e sulle famiglie che non riescono a sostenere le rate del mutuo: è questo il capitolo "sociale" del piano casa, rimasto in secondo piano nelle ultime settimane e ora riportato sotto i riflettori dai Governatori.
Finchè non si chiuderà il cantiere legislativo, insomma, non si potranno aprire i cantieri veri, quelli che al posto dei disegni di legge utilizzano mattoni e cemento. Comunque, già a partire da oggi è possibile mettere alcuni punti fermi e dare utili indicazioni a quanti vorrebbero sapere se e come potranno ampliare la propria abitazione. Da un lato, si possono ricapitolare gli obiettivi contenuti nell'intesa del 1° aprile, cui le Regioni dovranno dare attuazione. Dall'altro, si può fare riferimento al Codice civile, che contiene una serie di norme - ad esempio in materia di distanze, luci, vedute e condominio - che continuano a mantenere la loro piena efficacia.
Questo significa che ogni intervento deciso dai privati dovrà muoversi entro i "vecchi" limiti fissati dal Codice civile (che sono noti da decenni e ben interpretati dai giudici) ed entro i "nuovi" limiti individuati dalle Regioni (che avranno ampia libertà di manovra in materia). Le schede qui a fianco illustrano gli aspetti principali.
Un punto sul quale si è creata non poca confusione è quello del condominio. È vero che il progetto del Veneto, dal quale si può dire sia partita anche l'iniziativa del Governo, non faceva distinzioni. Ed è quindi tutt'altro che impossibile che, nei 90 giorni a disposizione delle Regioni, qualche estensione - più o meno palese - si verifichi. Ma in ogni caso è meglio evitare le illusioni: verande e sopraelevazioni sono molto più complicate da realizzare in un condominio che in una villetta monofamiliare.
Il primo aspetto da chiarire è che se in un edificio c'è più di una unità immobiliare con proprietari diversi, ed esistono spazi comuni (scale, tetto, giardino, mura perimetrali, solo per fare qualche esempio), di fatto esiste già un condominio. Quindi anche le villette bifamiliari citate nell'intesa Stato-Regioni del 1° aprile, se appartenenti a due diversi proprietari, sono un condominio. Il che vuol dire che la possibilità di ampliamento, magari nel giardino per il piano terra, e in sopralevazione per chi sta al primo piano, è legato a due "via libera": il rispetto del decoro architettonico dell'edificio e la sua sicurezza statica. Due concetti non meglio precisati nel Codice civile, che però possono esser fatti valere in ogni momento a meno che non vi sia stata una delibera condominiale approvata all'unanimità.
È chiaro che, rimanendo nei limiti segnati dall'intesa (edificio di 1.000 metri cubi, quindi in media 330 metri quadrati, 3-4 appartamenti al massimo), bisogna semplificare le pratiche. Per questo è meglio, come primo passo, avviare un dialogo con gli altri condomini (che spesso scopriranno di essere tali solo in quel momento), cercando di sondare le loro intenzioni. Poi occorrerà convocare un'assemblea condominiale (l'avviso va ricevuto almeno cinque giorni prima) e, senza necessariamente nominare un amministratore, votare all'unanimità una delibera - che resti scritta e firmata da tutti - frutto evidentemente di un reciproco riconoscimento delle modificheo di altri tipi di compensazione, dove venga esclusa la violazione dei due aspetti (decoro e sicurezza), che dovrebbe essere accompagnata da una perizia tecnica dopo l'esame dei progetti. In mancanza dell'unanimità, chi effettua i lavori corre dei rischi per la sicurezza dell'edificio (sempre da verificare), ma anche di un contenzioso sul decoro, che potrebbe intervenire anche dopq molto tempo.
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I NUMERI
- 10 milioni - Le abitazioni interessate. L'intesa Stato-Regioni prevede la possibilità ampliare fino al 20% le abitazioni mono e bifamiliari o comunque non superiori ai 1.000 metri cubi. Secondo un'elaborazione su dati dell'Istat e dell'agenzia del Territorio, rientrano in questa tipologia 10 milioni e 87mila immobili. Se il 10% dei proprietari di queste abitazioni eseguisse interventi di ampliamento del 20%, il Fisco incasserebbe 1,5 miliardi di imposte.
- 2,3 milioni - Gli edifici in abbandono. La possibilità di demolire i vecchi edifici e ricostruirli secondo criteri di efficienza energetica con un premio di cubatura del 35% non prevede più il limite dell'epoca di costruzione (diversamente dall'ipotesi iniziale, che riservava questa opzione solo agli edifici costruiti prima del 1989). Stabilire il numero di immobili interessati è impossibile, ma si può partire dalle case abbandonate (2 milioni secondo Assoedilizia) e da quelle in pessimo stato di conservazione (300mila secondo l'Istat).
di Cristiano Dell'Oste - Saverio Fossati
da Il Sole 24ore del 06.04.09
Nel decreto più interventi senza «Dia»
Il Governo sta lavorando al decreto legge di semplificazione delle procedure in materia edilizia. Il testo riguarderà procedure di competenza esclusiva dello Stato e sarà concordato con le Regioni e il sIstema delle autonomie locali. La bozza predisposta dai tecnici - ovviamente non ancora definitiva - consente di ragionare su alcune delle possibili semplificazioni.
Stando a questo testo provvisorio, il decreto legge interverrà modificando alcuni limiti alle attività edilizie considerate libere, cioè non soggette nè a preventiva comunicazione al Comune (Dia) nè a permesso di costruire.
Innanzitutto, la manutenzione straordinaria sarà equiparata a quella ordinaria e non esigerà più alcun provvedimento o preventiva comunicazione. Si potranno eliminare, spostare o realizzare le pareti divisorie interne non strutturali, unificando stanze o sdoppiandole. Si potrà anche acquisire una stanza dal proprietario vicino, accorpandola alla propria unità immobiliare. Si liberalizzano implicitamente anche i soppalchi, se tali interventi sono compatibili con norme igienico-sanitarie (per le altezze), di sicurezza (per i materiali ed i carichi), sulle dimensioni dei vani e sui rapporti tra finestre e superfici residenziali.
Diventeranno liberi i depositi a cielo aperto di merci e materiali (esclusi i rifiuti): quindi carpenterie, materiali edili, prefabbricati, potranno essere collocati ovunque, purchè temporaneamente. Non è specificato il limite di tempo, ma sembra debba trattarsi di esigenze passeggere, mentre per una collocazione continuativa diventa necessaria una previsione produttiva nel piano regolatore.
Tende, chalet e gazebo temporanei, senza fondazioni (precarietà strutturale) e destinati a soddisfare esigenze temporanee e connesse a specifiche circostanze, potranno essere collocati ovunque, purchè siano rimossi al venir meno della necessità che soddisfano (la singola fiera, la dimostrazione, la riunione sportiva e così via). Ne resta fuori la realizzazione di verande esterne ai locali pubblici (dehors) in quanto destinate a riparare da intemperie invernali ma non connesse ad esigenze contingenti.
Anche il mutamentb di destinazione d'uso senza opere diventerà libero, purchè non aumenti il carico urbanistico, e cioè si rimanga all'interno della generica categoria che caratterizza l'intervento (residenziale, produttiva, agricola, attrezzature generali, a norma del Dm 1444 del 1968). Ad esempio, si potrà trasformare senza opere uno studio in abitazione, sempre che il piano urbanistico comunale non contenga vincoli specifici. Diventerà anche libera la realizzazione di pavimentazioni e parcheggi esterni, rispettando eventuali indici di permeabilità stabiliti dalla pianificazione locale: l'innovazione sarà utilizzata da residenze e attività produttive che confinano con aree agricole, nelle quali sarà possibile collocare depositi e aree di sosta e movimentazione merci.
Saranno infine liberalizzati pannelli solari e serbatoi di gpl di modiche dimensioni (tranne che nei centri storici), e allo stesso modo potrà collocarsi ovunque uno scivolo, una giostra, un tendone purchè finalizzato all'arredo urbano e utilizzato senza fini di lucro (ad esempio, da associazioni e Onlus).
Tutti questi interventi andranno comunque comunicati al Comune entro 30 giorni dalla loro ultimazione, il che significa che eventuali eccessi emergeranno e saranno sanzionati qualora eseguiti senza titolo idoneo. Tuttavia, non è previsto un silenzio-assenso. Quindi, considerate le connessioni con l'imponibilità fiscale (Ici, Catasto), i controlli di Vigili del fuoco, Arpa, Asl e ispettorato del lavoro, in qualche caso potrà anche accadere che questi interventi rimangano "mimetizzati" fino al momento in cui non si intenda vendere la proprietà con le modifiche realizzate in libero regime.
Una semplificazione riguarda anche le opere interrate (cantine e garage), che possono essere realizzate con Dia purchè nei limiti del 20% del manufatto o dell'unità abitativa di cui sono pertinenza. Queste opere interrate potranno avere un lato libero per l'accesso e quindi, ad esempio, potranno essere realizzate svuotando volumi interrati realizzati all'epoca di costruzione degli edifici.
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- LA COMUNICAZIONE - Niente silenzio-assenso: le innovazioni andranno notificate al Comune entro 30 giorni dalla loro ultimazione
- CAMBI PIU' FACILI - Il mutamento di destinazione d'uso senza opere è libero purchè non aumenti il carico urbanistico
di Guglielmo Saporito
da Il Sole 24ore del 06.04.09
Regole e limiti - Il Codice civile
- 1 - DISTANZE MINIME. Anche dopo le norme del piano casa, l'ampliamento della proprietà continuerà a fare i conti con le regole sulle distanze minime. Prima tra tutte, quella (articolo 873 del Codice civile) che fissa in 3 metri la misura del distacco tra le costruzioni non unite o aderenti tra loro. La norma serve a evitare che - anche per motivi di igiene e di sicurezza - fra gli edifici costruiti su fondi confinanti ci siano intercapedini troppo strette.
- 2 - LUCI E VEDUTE. Bisogna rispettare anche i requisiti e le distanze per le «luci» (le aperture destinate a garantire solo aria e luce) e le «vedute» (che permettono di affacciarsi e guardare nella proprietà altrui). Non si potranno aprire vedute dirette verso la proprietà del vicino o sopra il suo tetto a una distanza inferiore di 1,5 metri. La stessa distanza dovrà essere rispettata per la costruzione di balconi, terrazze o lastrici solari con parapetti che consentono l'affaccio.
- 3 - IL CONDOMINIO. Perchè esista un condominio basta che in un edificio ci siano due comproprietari. Quindi, se si vuole ampliare la propria unità, bisogna fare i conti con le regole condominiali. Si applicano così gli eventuali divieti di modifica dell'estetica dell'edificio o dell'aumento delle superfici contenuti nel regolamento condominiale, nonchè il principio per cui nessuno può eseguire opere che danneggino le parti comuni dell'edificio.
- 4 - GLI ALTRI PROPRIETARI. Soltanto negli edifici unifamiliari la decisione è libera. In quelli bifamiliari l'ampliamento di una delle due unità immobiliari è realizzabile a patto che anche l'altro proprietario sia d'accordo, altrimenti è inevitabile l'intervento del giudice. Nulla cambia invece per la palazzina con tre o quattro appartamenti, dove valgono sempre le normali regole di funzionamento dell'assemblea condominiale ed è possibile decidere a maggioranza.
- 5 - I VICINI DI CASA. Le nuove norme autorizzeranno l'ampliamento, ma il proprietario non potrà utilizzare in modo insindacabile questo suo «diritto ad ampliare», dovendo tenere conto del pregiudizio - e quindi del conseguente danno ingiusto - che l'esercizio del suo diritto può provocare al vicino di casa. La violazione di rapporti di vicinato, distanze, servitù e regolamento di condominio consentirà sempre ai terzi di far valere in giudizio i propri diritti.
Regole e limiti - Le leggi regionali
- 1 - AREE VINCOLATE. Nelle zone con vincolo storico o paesaggistico - che coprono circa metà del territorio italiano - gli interventi volumetrici saranno possibili, salvo esclusioni e limitazioni regionali. Ma gli interventi saranno comunque sottoposti ad autorizzazione paesaggistica regionale, provinciale o comunale, a seconda di ciò che stabiliscono o stabiliranno le leggi locali. Saranno fondamentali, perciò, le eventuali semplificazioni delle autorizzazioni paesaggistiche.
- 2 - SCONTI SUGLI ONERI. Le Regioni potrebbero prevedere premi e incentivi in più per riqualificare le aree urbane degradate. Oltre a contributi in conto capitale o interessi, è probabile che si ricorra alla riduzione o alla eliminazione del contributo di costruzione relativo all'intervento. Sulla falsariga della bozza di decreto del Governo Berlusconi, poi accantonata, si potrebbero dimezzare gli oneri di urbanizzazione per gli alloggi destinati ad abitazione principale.
- 3 - INEDIFICABILITA'. L'intesa Stato-Regioni esclude la possibilità di effettuare interventi nelle aree di inedificabilità assoluta. Buona parte del territorio italiano è pur sempre costituito da zone agricole, e perciò non edificabili, ma sono tuttavia ammessi anche da leggi esistenti ampliamenti volumetrici delle abitazioni e delle pertinenze agricole dei coltivatori. Probabile quindi che l'accenno riguardi le zone protette (parchi naturali, siti della Rete Natura 2000 e così via).
- 4 - STANDARD ENERGETICI. Rispetto alla possibilità di demolire e ricostruire gli edifici con un premio di cubatura del 35%, occorrerà vedere quali sono i requisiti edilizi e impiantistici previsti. Metà delle Regioni hanno già varato leggi che circoscrivono il concetto di edilizia sostenibile (Veneto. Friuli, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Molise, Puglia, Calabria e le province di Trento e Bolzano). Queste norme prevedono requisiti molto stringenti per ottenere benefici e contributi.
- 5 - PREMI PER DEMOLIRE. L'accordo siglato il 1° aprile punta a incentivare la demolizione dei vecchi condomini e la loro sostituzione con edifici di qualità. Ma, essendo pochi i privati con i capitali necessari a effettuare operazioni di questo tipo, candidati al restyling sembrerebbero più i consorzi e le imprese edili, agevolati anche con il project financing o con la compensazione edilizia (cessione di aree in cambio di indici di fabbricabilità).
di Augusto Cirla - Giovanni Tucci
da Il Sole 24ore del 06.04.09
Sì all'ampliamento per sei ville su dieci. Sondaggio Ipr, spesa fino a 50mila euro
Il 60% delle famiglie italiane proprietarie di villette uni e bifamiliari ha intenzione di effettuare i lavori di ampliamento delle abitazioni previsti dal piano casa. Consistente il budget messo a disposizione: la metà delle famiglie potrebbe spendere una cifra compresa tra 10 e 30mila euro, il 35% avrebbe la possibilità di investire tra 30 e 50mila euro e il 10% oltre i 50mila euro. Sono questi i risultati principali di un sondaggio realizzato da Ipr Marketing per conto del Sole 24 Ore.
«Il piano casa - spiega Antonio Noto, direttore di Ipr Marketing - dimostra di possedere un grande potenziale di consensi. La casa è un bene particolatmente apprezzato nel nostro Paese. Non stupisce quindi che l'ipotesi di aumento delle cubature richiami l'attenzione di una fascia di cittadini ampia e politicamente trasversale. Allo scontato 70% di approvazione raccolto tra i sostenitori del governo si aggiunge il 50% degli elettori del centrosinistra».
A livello nazionale il 62% si dichiara favorevole a eliminare l'obbligo del permesso di costruire e a sostituirlo con una semplice dichiarazione di inizio attività (Dia). Mentre il 65% si dice d'accordo su norme regionali meno severe di quelle statali per consentire di ampliare le abitazioni senza passaggi burocratici.
«L'impatto del provvedimento - conclude Noto - potrebbe essere forte ma certamente non generalizzato. Gli italiani che ritengono sia possibile applicare il piano casa alla propria abitazione sono circa il 18 per cento». Un dato che risulta inferiore alle stime finora effettuate sul numero di abitazioni potenzialmente interessate: 10 milioni su 31.
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da Il Sole 24ore del 06.04.09
- argomenti di architettura - piano casa
rassegna stampa ed interventi a partire da gennaio 2008
- Articolo online "Casa, nessuna autorizzazione per i lavori interni"
di Nicoletta Cottone del 15 aprile 2009
[fonte: ILSOLE24ORE.COM > Norme e Tributi]
- Articolo online "Dalla ricerca italiana la casa di legno che resiste al terremoto"
di Andrea Franceschi dell'8 aprile 2009
[fonte: ILSOLE24ORE.COM]
- Articolo online "L'esperto: unica prevenzione gli interventi sulle strutture"
di Sara Bianchi del 7 aprile 2009
[fonte: ILSOLE24ORE.COM]
vedi anche:
Casa... libera tutti
Piano casa & Dl semplificazioni - di A.Schiattarella
L'indipendenza della figura di controllo
Norme sismiche & progettisti/DL - di F.Orofino
Norme sismiche - errori e inefficienze ministeriali...
...ed i compiti di architetti e ingegneri - di E.Milone
Il mito del mattone e i progettisti fai da te
di Francesco Orofino
Ripartiamo dalla periferia
Il punto di Amedeo Schiattarella
Liberalizzazione totale per la manutenzione
Piano casa & Dl semplificazioni - agg. rassegna stampa
Raggiunto l'accordo Stato-Regioni
Pacchetto casa - notizia in breve
Architetti alle corde (?)
Piano casa & semplificazioni - agg. rassegna stampa
Legge Milleproroghe 2009
di Enrico Milone
Una nuova bussola per le costruzioni
Circolare sulle «Norme tecniche» - breve rass-stampa